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Misurare la forza delle dita col dinamometro: i protocolli

Come misurare la forza delle dita in arrampicata con il dinamometro: protocollo di forza massima, critical force e resistenza, e come leggere i numeri.

Trave di legno fissata al muro, con entrambe le mani di un arrampicatore sul listello centrale in semi-arqué

«Questo mese sono migliorato molto di dita» non è un dato. È una sensazione, e le sensazioni dipendono dalla pelle, dal sonno, dalla temperatura della sala e da come è andato l’ultimo tentativo. Un dinamometro trasforma quella frase in un numero confrontabile tra settimane e tra atleti.

Questa guida copre i tre protocolli che si usano davvero con gli arrampicatori - forza massima, critical force e resistenza alla fatica - come standardizzarli perché i numeri significhino qualcosa, e quali errori fanno sì che un test misuri rumore invece di forza.

Cosa misura un dinamometro e cosa no

Un dinamometro di trazione (Tindeq Progressor, Entralpi, cella di carico con app) misura la forza che applichi a una presa in una direzione precisa, per un tempo preciso. Nulla di più.

Significa che un test fatto bene ti dice se la capacità di generare forza sulla presa misurata è cambiata. Non ti dice se arrampichi meglio: tecnica, lettura della via, testa ed efficienza non compaiono nel grafico. È una metrica di input, non un risultato.

Resta comunque la metrica più utile che puoi registrare in arrampicata, per tre motivi:

  1. Si ripete con poca variabilità se il protocollo è fissato.
  2. Correla ragionevolmente con il livello nella maggior parte degli arrampicatori.
  3. Rileva asimmetrie e regressioni prima che diventino infortuni.

Standardizza prima di misurare

Un test è confrontabile solo se le condizioni si ripetono. Fissa queste sei variabili per iscritto e non cambiarle tra le misurazioni:

  • Presa: arqué, semi-arqué o distesa. Scegline una e usa sempre quella. Il semi-arqué è il più comune perché è il meno aggressivo per le pulegge.
  • Profondità del listello: 20 mm è lo standard di fatto. Annotalo.
  • Numero di dita: quattro dita o le tre centrali, secondo cosa vuoi seguire.
  • Posizione del corpo: seduto, in piedi con braccio a 90°, appeso… quale vuoi, ma fissa.
  • Riscaldamento: stesso protocollo, stessa durata. Un riscaldamento corto abbassa il risultato del 5-10%.
  • Ora del giorno e momento della settimana: misura sempre con 48 h di riposo prima e a un’ora simile.

Se cambi il listello da 20 a 18 mm tra due test, il numero scende e non saprai se è il listello o l’atleta. È l’errore più comune e il più costoso: invalida mesi di registrazioni.

Protocollo 1 - Forza massima (MVC)

Il più semplice e il più informativo. Misura il picco di forza in uno sforzo breve e massimale.

  1. Riscaldamento completo: 10-15 min di mobilità e arrampicata facile, poi 3-4 trazioni progressive al 50, 70 e 85% di quello che ritieni il tuo massimo.
  2. Tre tentativi massimali da 5 secondi, con 2-3 minuti di recupero completo tra l’uno e l’altro.
  3. Registra il picco più alto dei tre, non la media.
  4. Ripeti con l’altro braccio. Annota entrambi.

Si esprime in chili assoluti e, per confrontare tra atleti, normalizzato sul peso corporeo: forza di picco / peso. Un valore di 0,9 significa che l’atleta tira il 90% del proprio peso con una mano su quella presa.

Lettura pratica: variazioni inferiori al 3% tra due test sono rumore. Da un 5% di miglioramento confermato su due misurazioni, il blocco di forza sta funzionando.

Asimmetrie

Una differenza tra le mani superiore al 10% merita attenzione: di solito è storia di infortuni, dominanza marcata o uno schema tecnico (sempre lo stesso lato che tira negli arqué). Non è un’urgenza, ma è un indizio da registrare per atleta e rivedere a ogni blocco.

Protocollo 2 - Critical force

Il critical force stima l’intensità più alta che puoi sostenere in modo quasi indefinito senza accumulare fatica irreversibile. È la metrica che riflette meglio la capacità aerobica locale dell’avambraccio, quindi quanto regge un arrampicatore su una via lunga.

Il protocollo standard è intermittente:

  1. Cicli di 7 secondi di trazione massimale + 3 secondi di riposo.
  2. Durata totale: 4 minuti (24 cicli).
  3. Il critical force è la media della forza negli ultimi 6 cicli.
  4. Si registra anche il W′ (lavoro anaerobico disponibile): l’area sopra il critical force.

Si esprime di solito come percentuale dell’MVC. Valori indicativi in arrampicatori allenati: 60-70% del massimo. Un atleta con MVC alto e critical force basso (< 55%) ha un problema di resistenza, non di forza - e aggiungere sospensioni massimali non lo risolverà.

Questo test è impegnativo: non metterlo lo stesso giorno di quello di forza massima, e tienilo fuori dalle settimane di carico alto.

Protocollo 3 - Resistenza alla fatica

Più semplice del critical force e sufficiente per il monitoraggio ordinario: misura quanto cala la forza in uno sforzo sostenuto.

  1. Trazione continua al 60% dell’MVC finché la forza scende sotto il 50% dell’MVC.
  2. Registra il tempo fino al cedimento e la forma della curva di caduta.

È utile proprio perché non richiede software di analisi: il tempo fino al cedimento, confrontato con sé stesso ogni 4-6 settimane, racconta già la storia.

Ogni quanto misurare

FaseTestFrequenza
BaseMVCAll’inizio e alla fine del blocco
ForzaMVCOgni 3-4 settimane, in settimana di scarico
SpecificoCritical force o resistenzaAll’inizio e alla fine
AffinamentoNessunoNon misurare, arrampica

Misurare più spesso non dà più informazioni: dà più rumore e più fatica. E in fase di affinamento un test massimale è uno stimolo di forza non pianificato - esattamente quello che non vuoi tre giorni prima del progetto.

Questo calendario si incastra naturalmente nella struttura a blocchi descritta in come pianificare una stagione a mesocicli: un test per aprire il blocco, uno per chiuderlo, e il blocco successivo deciso dalla differenza.

Errori che invalidano il registro

  • Misurare con fatica. Un test dopo due giorni di arrampicata misura fatica, non forza. Minimo 48 h di riposo.
  • Cambiare presa o listello tra le misurazioni. Rompe la serie storica.
  • Tenere la media dei tentativi in un test di forza massima. Il massimo è il massimo.
  • Usare il numero per confrontare atleti diversi senza normalizzare sul peso e senza la stessa presa.
  • Non registrare il contesto: pelle, sonno, dolore, settimana del mesociclo. Senza contesto un valore basso isolato non è interpretabile.
  • Testare perché tocca, senza una decisione associata. Se il risultato non cambierà il piano, non serve misurare.

Dal numero alla decisione

Un test vale solo se chiude un ciclo. Tre esempi di decisione diretta:

  • MVC che sale, critical force piatto → l’atleta è forte e si stanca: blocco successivo, resistenza specifica.
  • MVC piatto dopo quattro settimane di massimali → lo stimolo era insufficiente o la fatica troppo accumulata; rivedi il volume settimanale prima di alzare l’intensità.
  • Calo dell’8% su una mano con fastidio associato → ferma lo stimolo massimale su quel lato e registra il fastidio come evento, non come sensazione.

Con un atleta questo sta in un quaderno. Con quindici, il problema non è più misurare ma vedere l’andamento di tutti in una volta - lo stesso motivo per cui molti allenatori finiscono per abbandonare il foglio di calcolo.


ClimbrLab si collega al dinamometro via Bluetooth, salva ogni misurazione nello storico dell’atleta e confronta automaticamente i test tra i blocchi. Stiamo aprendo l’accesso anticipato agli allenatori.

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